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L’APPROPRIATEZZA DELL’ACCESSO VENOSO IN PRONTO SOCCORSO

Michele Angelo Milatino Sgambati

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Background

Il catetere venoso periferico in pronto soccorso molto spesso viene inserito di un calibro maggiore rispetto agli altri reparti, in quanto molto spesso è di pensiero comune che un cvp di gauge minore sia più utile per la gestione del paziente in emergenza. Questo pensiero può essere applicato agli assistiti gravemente traumatizzati che necessitano ad esempio di grandi infusioni di fluidi o emoderivati in un breve arco di tempo ma non può essere una pratica di routine per tutti i pazienti.

Obiettivo dello studio

Lo scopo dello studio è stato quello di indagare attraverso una revisione sistematica della letteratura ciò che viene riportato sulla letteratura scientifica riguardo questo importante tema, ossia l'eventuale importanza di andare ad inserire un catetere venoso periferico di minor calibro all'interno del pronto soccorso.

Materiali e metodi:

È stata effettuata una revisione sistematica della letteratura scientifica, utilizzando pubblicazioni in lingua inglese e italiana prodotte a livello nazionale ed internazionale.

La ricerca della letteratura scientifica pertinente è stata condotta attraverso la formulazione di un quesito di ricerca tramite il metodo PICO e la metodologia PRISMA. La ricerca è stata effettuata esclusivamente online, nel mese di aprile/maggio 2021 mediante la consultazione di banche dati biomediche quali Pubmed, Cinhal, Scopus e Web of science.

Risultati

Dalla revisione della letteratura effettuata è emerso come in alcuni studi non è risultata un’influenza particolare che intercorra tra la formazione di problematiche a livello del punto d’inserzione del presidio e il calibro dello stesso. Rilevanti sono invece le considerazioni che possiamo trarre da altri studi, dove si vede come aghi particolarmente grandi (come quelli da 18 gauge) presentino almeno due segni di tromboflebite, andando quindi a suggerire l’evidente correlazione tra la grandezza del presidio e l’insorgenza di problematiche correlate, causate probabilmente dal traumatismo generato dall’inserzione di un calibro maggiore all’interno di una vena. Un altro fattore fondamentale per la scelta del presidio più appropriato è correlato a fattori dipendenti dalla conformazione dell’assistito, in particolare al BMI (indice di massa corporea)

Conclusioni In seguito alla revisione della letteratura effettuata possiamo andare a definire come di routine nell'ambito dell'emergenza, specificatamente in pronto soccorso, vengano ancora utilizzati in modo particolare i cateteri venosi periferici definiti di grandi dimensioni (come ad esempio di 18 gauge), ma come abbiamo potuto vedere in alcuni studi, l'utilizzo di un presidio di dimensioni elevate aumenta sensibilmente il rischio di tromboflebiti e di traumatismi a livello cutaneo con il rischio di andare a compromettere il patrimonio venoso dell'assistito in particolare se anziano o con una storia di molteplici terapie infusive.

Nonostante la poca letteratura a riguardo, da questo studio è emerso come sia quindi fondamentale andare ad utilizzare il presidio di minor calibro possibile, a meno che le condizioni cliniche dell'assistito non siano particolarmente gravi, come nel caso di un utente traumatizzato, dove la velocità d'infusione di liquidi o emoderivati è fondamentale.

L’APPROPRIATEZZA DELL’ACCESSO VENOSO IN PRONTO SOCCORSO

Poster

M.Gigliello ,RN, MSN, Ospedale "Sandro Pertini", Università degli Studi di Roma "Sapienza"

E. Bonucci, RN, Università degli Studi di Roma "Sapienza"

Pronto Soccorso

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