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Anche il 118 ha i "suoi" pazienti

Daniele Celin

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Benché sia una situazione tipica per un reparto ospedaliero, una situazione ambulatoriale è difficile pensare che un sistema di emergenza, quale il 118, abbia dei pazienti propri. Dal 2010 la Centrale Operativa 118 di Bologna ha iniziato quest’avventura nata per qualche piccolo caso e che adesso vede la presenza di 650 persone inseriti nel data base in uso in Centrale Operativa. Con il passare del tempo le richieste si sono sempre più intensificate vedendo pazienti con patologie quali pazienti con SLA, piccoli pazienti, con problemi neurologici /respiratori, ecc. La rete del percorso di cura vede così coinvolti il sistema 118 gli ospedali e i servizi territoriali. I pazienti che accedono a questo tipo di percorso devono avere una caratteristica comune, avere un percorso di presa in carico e di cura pianificato. La chiave di volta è che il paziente che deve andare nell’ospedale giusto e nel reparto che lo ha in cura, garantendogli il proseguimento delle cure. Questo esempio è stato il coronamento del percorso del paziente con SLA seguito presso l’ospedale Bellaria di Bologna. La persona soccorsa dal sistema di emergenza viene portato direttamente dal luogo (domicilio) in cui si trova direttamente in reparto di pneumologia del Bellaria, in caso di problematiche del reparto lo stesso viene portato al Pronto Soccorso dell’ospedale Maggiore per poi essere trasferito al reparto di destinazione. I pazienti pediatrici hanno accesso al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino che li ha in carico e la stessa cosa succede per le persone che portano device quali L-VAD o Life Vest che accedono direttamente al padiglione 23 (cardio-toraco-vascolare) del Policlinico S. Orsola di Bologna. Rispetto alla popolazione che il sistema 118, dapprima come CO Bologna e successivamente come Centrale di Area Vasta, (popolazione oltre 2.000.000 di abitanti) risponde ai bisogni sanitari di una la popolazione dei pazienti a rischio numericamente bassa ma che presenta un grado di complessità clinica, assistenziale e organizzativa importante. Con l’unione delle CO118 regionali, nel 2014, il modello in essere alla CO di Bologna è stato esportato anche nelle altre realtà a noi vicine (Modena e Ferrara) ma anche alle altre due centrali 118 regionali di Area Vasta (Parma e Ravenna). Le centrali 118, tramite infermiere dedicato e indirizzo di posta elettronica specifico, ricevono le segnalazioni dagli ospedali e si occupano dell’inserimento dei dati del paziente nel data base dell’applicativo gestionale della Centrale. Nell’estate 2021 abbiamo gestito le vacanze di alcuni piccoli pazienti in riviera romagnola, evento tutt’altro che banale. L’equipe ospedaliera ha preso contatti con le pediatrie di riferimento nel territorio individuato dalla famiglia per il soggiorno. Gli accordi presi, a livello ospedaliero, sono stati trasmessi dalla CO118 di Bologna (albergo in cui sarebbe andata la famiglia e ospedale di riferimento, problematiche sanitarie e afferenza) alla CO118 di Ravenna e le famiglie interessate hanno potuto passare una settimana di ferie al mare. Stessa cosa accede per i pazienti seguiti al padiglione 23 del S. Orsola (portatori di L-VAD o LIFE VEST) che abitano in Regione. In queste due situazioni il paziente viene trasferito successivamente all’ospedale di afferenza. Complesso e articolato con svariati attori, questo sistema raggiunge sempre l’obiettivo, di ridurre al minimo il disagio per il paziente, preparare il reparto ricevente e far proseguire il percorso di cura già in atto.In questi 12 anni l’esistenza del data base ha portato notevoli vantaggi e benefici ai pazienti e al sistema di emergenza, la nuova sfida che abbiamo affrontato dal 2017 è stata a seguito della Legge n° 219 del 22 dicembre in materia di consenso informato e DAT. Il modello descritto contempla la categorizzazione dei pazienti gestendoli in modo flessibile ed elastico assieme ai professionisti di riferimento.

Anche il 118 ha i "suoi" pazienti

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